Crisi nazionale del tessile. Preoccupazione della Filctem per la filiera locale

Anche le imprese del tessile del Catanese pagano il prezzo dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Per la Filctem Cgil sono in gioco centinaia di posti di lavoro in un filiera locale che conta una trentina di aziende e che, solo a Bronte, uno dei territori più rilevanti per il comparto, vede operare circa settecento addetti.
Il tutto avviene mentre la concorrenza internazionale continua a comprimere salari e diritti, rendendo più vulnerabili lavoratrici e lavoratori.
Per questo il sindacato, per bocca del segretario generale Jerry Magno, sottolinea che “affinché distretti come quello etneo non paghino il prezzo più duro, è necessario subito un piano nazionale per la filiera tessile che integri sostenibilità, innovazione tecnologica e qualità del lavoro, accompagnato da strumenti straordinari per la riconversione delle imprese e la formazione dei lavoratori”.
Servirebbe dunque una strategia industriale visto che la crisi che attraversa il tessile riguarda la struttura stessa del sistema produttivo, dopo anni segnati da ristrutturazioni, delocalizzazioni e precarizzazione diffusa.
A questo scenario si aggiunge la mancanza di un disegno capace di sostenere la transizione ecologica e digitale, di garantire stabilità occupazionale e di valorizzare il made in Italy come sintesi di qualità e lavoro dignitoso. “Senza interventi mirati, – prosegue Magno- il rischio è la progressiva desertificazione produttiva di interi territori, con un impatto particolarmente forte nelle aree del Mezzogiorno, come quella etnea”.


