Dopo il caso Randazzo allarme sui servizi sanitari nelle aree interne

La CGIL e la FP CGIL di Catania esprimono profonda preoccupazione per la condizione in cui versano i servizi sanitari nelle aree interne della provincia, alla luce dell’ennesimo episodio di paralisi dei presidi territoriali di emergenza e della continuità assistenziale verificatosi a Randazzo. Per questo chiedono un incontro urgente all’Asp di Catania, sottolineando che “in caso di mancata convocazione, il sindacato sarà costretto a organizzare iniziative di protesta”.

Il segretario generale della Cgil, Carmelo De Caudo, e la segretaria generale della Fp Cgil, Concetta La Rosa, sottolineano come gli eventi registrati nel comune etneo rappresentino un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. L’assenza contemporanea di medici nei presidi di emergenza, nella guardia medica e nel servizio “118”, dimostra un livello di fragilità ormai divenuto strutturale. Una comunità intera si è trovata priva di assistenza, e questo, osservano De Caudo e La Rosa, “è semplicemente inaccettabile nella nostra Isola che ha già pagato un prezzo altissimo durante la pandemia”.

“Non siamo di fronte a criticità episodiche”, proseguono i due segretari. “La desertificazione sanitaria delle aree interne è il risultato di scelte miopi, di pianificazioni insufficienti e di una mancata visione sul lungo periodo. Oggi chiediamo con forza che il diritto alla salute venga garantito in modo uniforme, senza cittadini di serie A e cittadini di serie B”.

La CGIL e la FP Cgil di Catania richiamano inoltre la Regione siciliana a un intervento immediato e strutturato; servono subito tavoli tecnici, soluzioni innovative frutto di concertazione con le forze sociali, un piano straordinario di assunzioni, incentivi per i professionisti che operano nelle zone periferiche e un monitoraggio costante dei servizi essenziali.

“La pandemia avrebbe dovuto insegnare che la tenuta della sanità pubblica è essenziale per la stabilità sociale e per la sicurezza delle comunità”, proseguono. “Oggi, invece, assistiamo a uno scenario che tradisce quelle lezioni. Bisogna invertire la rotta con determinazione e trasparenza. Rilanciare la sanità pubblica nelle aree interne è un dovere, nonché il presupposto per costruire un futuro in cui la tutela della salute non sia un privilegio, ma un diritto pienamente esigibile”.

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