Pesca siciliana in crisi, flotta sempre più vecchia e giovani in fuga. Flai Cgil: “Senza tutele declino irreversibile”

Pescherecci sempre più vecchi, carburante alle stelle, redditi incerti e giovani che scelgono di non salire a bordo. La pesca siciliana rischia di perdere non soltanto imbarcazioni e posti di lavoro, ma un patrimonio produttivo e sociale che attraversa generazioni. Per invertire la rotta servono interventi strutturali, nuove tutele e politiche europee capaci di riconoscere le specificità del Mediterraneo.

È il quadro emerso oggi alla Vecchia Dogana di Catania, nella Sala Minà, durante “Diritti e futuro della pesca”, l’iniziativa promossa dalla FLAI CGIL Catania che ha riunito sindacati, istituzioni, comunità scientifica e operatori del settore.

Un confronto che riguarda da vicino il territorio etneo, dove operano circa 300-400 pescatori professionisti e una flotta di 110-120 pescherecci iscritti al porto di Catania, mentre l’intera filiera provinciale, tra mercati e trasformazione, coinvolge diverse migliaia di lavoratori.

“La pesca continua a perdere addetti e imbarcazioni perché non riesce più a garantire prospettive economiche e condizioni di lavoro capaci di attrarre le nuove generazioni”, ha denunciato Tonino Russo, segretario generale della FLAI CGIL Sicilia. “Il sistema della paga alla parte, legata al ricavato della pesca e al netto dei costi, non assicura un reddito certo. A questo si aggiunge l’assenza di un ammortizzatore sociale strutturale che protegga i pescatori nei periodi di inattività. Non possiamo chiedere ai lavoratori di sostenere tutti i rischi di un mestiere già estremamente difficile”. 

Russo ha richiamato le responsabilità delle politiche europee e gli squilibri competitivi nel Mediterraneo: “Le regole comunitarie sono spesso costruite su modelli di pesca del Nord Europa e finiscono per penalizzare le caratteristiche delle nostre attività. Nel frattempo i pescatori siciliani subiscono la concorrenza di flotte, come quelle libiche e tunisine, che non sono sottoposte agli stessi vincoli. Servono regole eque, controlli contro la pesca illegale e una strategia che non condanni progressivamente il settore alla marginalità”.

Particolarmente urgente, secondo il segretario regionale, è il rinnovo della flotta. “Molti pescherecci hanno cinquanta o sessant’anni, consumano troppo carburante e non garantiscono condizioni adeguate di abitabilità. Ammodernarli significa ridurre costi e inquinamento, ma anche tutelare la salute di chi trascorre settimane o mesi in mare”. Russo ha ricordato inoltre l’incidenza delle malattie professionali, dai disturbi articolari ai danni all’udito provocati dalla rumorosità dei motori, sulle quali la FLAI CGIL conduce da anni un’attività di sensibilizzazione e tutela.

“Il caro carburante rischia di rendere antieconomica persino l’uscita in mare. Chiediamo a Regione, Governo nazionale e Unione europea di intervenire con misure concrete, investimenti per l’ammodernamento e strumenti di protezione del reddito. Senza queste scelte il declino della pesca diventerà irreversibile”, ha concluso Russo.

Sulla necessità di affiancare alla sostenibilità ambientale quella sociale è intervenuto Giuseppe Glorioso, segretario generale della FLAI CGIL Catania: “Il comparto attraversa una crisi che richiede sostegni non soltanto agli armatori, ma soprattutto ai lavoratori. Occorrono ammortizzatori sociali tempestivi, una legislazione europea che accompagni lo sviluppo della pesca mediterranea anziché ostacolarlo e un impegno deciso per contrastare il lavoro sommerso”.

“La dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento delle malattie professionali, dalla prevenzione e dalla piena tutela della salute dei pescatori. Non può esserci futuro per questo settore senza diritti e sicurezza” ha aggiunto il segretario generale di Flai Catania. 

Al dibattito sono intervenuti Giuseppe Lupo, parlamentare europeo, Franco Andaloro, ecologo C.T.N.-B.I.G., Annalisa Spanò, presidente del CO.GE.PA. del Golfo di Catania, Salvo Leonardi della segreteria confederale Cgil e Santo Messina 

funzionario regionale del dipartimento Pesca. Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Pucillo, capo dipartimento FLAI CGIL nazionale. 

“La questione generazionale è centrale nel settore della pesca, anche nelle realtà in cui questo mestiere rappresenta da generazioni il pilastro dell’economia familiare.- ha detto  Pucillo- Oggi la pesca non è più redditizia e solo a breve, per la prima volta, potremo contare su ammortizzatori sociali nell’ambito della legge di bilancio. Manca inoltre un sistema previdenziale che garantisca pensioni dignitose, soprattutto nella piccola pesca. Occorre investire sui giovani, promuovendo un nuovo modello di imprenditoria”.

Presenti anche gli studenti dell’Istituto Nautico “Duca degli Abruzzi” di Catania, a testimonianza di una sfida che riguarda direttamente le nuove generazioni: restituire alla pesca la possibilità di essere un lavoro dignitoso, sicuro e capace di offrire futuro.

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