PRP Catania, le osservazioni e le proposte della CGIL e della Filt: “Infrastruttura strategica. Ora occupazione qualificata”

“Ogni trasformazione del porto di Catania deve essere accompagnata da clausole occupazionali vincolanti e da percorsi di formazione e riqualificazione professionale”.
La pensano così i rappresentanti di CGIL e Filt CGIL di Catania che guardano con attenzione all’approvazione del nuovo Piano Regolatore del Porto, riconoscendolo come una delle infrastrutture più strategiche per lo sviluppo economico, produttivo e urbano della città. Ma proprio per la sua importanza, secondo il sindacato il Piano non può essere letto solo come un progetto urbanistico o turistico: il porto è prima di tutto lavoro oltre che logistica, ambiente e coesione sociale.
La CGIL e la Filt Cgil chiedono che la fase di attuazione sia accompagnata da un monitoraggio permanente con istituzioni, sindacati e rappresentanze civiche, per valutare gli effetti sociali, ambientali e occupazionali. Ogni investimento dovrà rispettare criteri di lavoro regolare, sicuro e contrattualizzato. Le concessioni portuali e le gare d’appalto dovranno essere legate ai contratti collettivi di settore, alle clausole sociali e alla priorità di assunzione dei lavoratori del territorio.
Per questo la CGIL e la Filt CGIL chiedono un protocollo d’intesa “Porto-Città-Lavoro”, che assicuri il coinvolgimento attivo delle organizzazioni sindacali,
un sistema di monitoraggio pubblico sugli impatti ambientali e occupazionali e un piano di rigenerazione urbana che restituisca il mare ai cittadini.
La CGIL e la Filt propongono anche un piano formativo permanente, in collaborazione con enti pubblici e centri di formazione, per preparare nuove figure professionali nei settori portuali e turistici.
“Il nuovo Piano rappresenta oggi una svolta attesa da decenni e una concreta opportunità di crescita, – dichiarano i segretari generali della Cgil, Carmelo De Caudo, e della Filt Cgil, Edoardo Pagliaro- Adesso è necessario che garantisca occupazione qualificata. Proprio perché oltre alla crocieristica è prevista un’ espansione delle aree produttive, sarà necessario concentrarsi sul rilancio delle attività produttive, artigianali e logistiche che oggi occupano centinaia di lavoratori”.
Sul fronte della sostenibilità ambientale e del rispetto della salute pubblica, le sigle sindacali chiedono in particolare che vengano approfonditi gli impatti sull’ecosistema costiero, sulla foce dell’Acquicella, sulla Scogliera d’Armisi e sul traffico pesante urbano. I sindacati propongono dunque un Piano Ambientale e Sociale integrato, con indicatori misurabili su emissioni, mobilità e qualità dell’aria.
Altra richiesta è quella di costruire un porto accessibile e inclusivo, con spazi pubblici, servizi collettivi e connessioni urbane sostenibili. “Le aree retroportuali devono essere inserite in un progetto di rigenerazione equilibrato, che non espella i residenti né favorisca speculazioni immobiliari – proseguono De Caudo e Pagliaro- il Piano prevede già una visione d’insieme con l’integrazione dei porti di Catania, Augusta e Pozzallo, ma il sindacato farà la sua parte per evitare eventuali duplicazioni e competizioni dannose. L’obiettivo sarà sempre tutelare ogni garanzia di ricollocazione per tutti i lavoratori coinvolti”.


