Porto di Catania, da un confronto CGIL–FILT e Autorità portuale arriva una proposta per lo sviluppo e il lavoro

Dal confronto del 18 novembre scorso tra CGIL, FILT-CGIL e il presidente dell’Autorità Portuale, Francesco Di Sarcina, è emersa una linea chiara: il nuovo Piano Regolatore del Porto di Catania deve diventare un motore di crescita territoriale fondato sull’interesse pubblico, sulla qualità del lavoro e sulla sostenibilità ambientale. Le organizzazioni sindacali hanno redatto un documento che definisce le priorità per la trasformazione dello scalo etneo; il nuovo Piano regolatore è considerato dal sindacato “una scelta strategica per lo sviluppo economico, sociale e infrastrutturale della città e dell’area metropolitana”.
Al centro della discussione la necessità di garantire che ogni opera, concessione e appalto sia accompagnato da clausole sociali vincolanti, in grado di assicurare occupazione stabile e regolata, applicazione dei contratti collettivi rappresentativi e contrasto a dumping, irregolarità e precarizzazione.
Il sindacato ha inoltre proposto un vasto piano di formazione, costruito insieme a scuole, ITS, università e servizi per l’impiego, per preparare nuove competenze in logistica, digitalizzazione, sicurezza, cantieristica, transizione energetica e trasporto intermodale, oltre a percorsi continui di aggiornamento per i lavoratori già impiegati nello scalo. Un altro punto cardine è la governance: CGIL e FILT chiedono un “Protocollo Porto–Città–Lavoro”, che istituisca un tavolo permanente tra Autorità portuale, enti locali e parti sociali, con funzioni di monitoraggio, trasparenza e prevenzione delle infiltrazioni criminali. Una gestione aperta e verificabile, sostengono i sindacati, è condizione necessaria per un porto moderno e competitivo. La relazione tra porto e città rappresenta un capitolo decisivo. Per le sigle sindacali, la trasformazione dello scalo non deve produrre esclusione sociale né gentrificazione: l’obiettivo è una rigenerazione urbana che integri quartieri, aree retroportuali, servizi pubblici, mobilità sostenibile e accesso al mare, creando continuità con aeroporto, ferrovia, ZES e sistemi turistici e culturali del territorio. Il documento sindacale dedica ampio spazio alla sostenibilità, invocando un Piano ambientale e sociale Integrato che renda misurabili gli impatti delle attività portuali. Le priorità includono l’elettrificazione delle banchine, la riduzione delle emissioni, la logistica a basso impatto, l’uso di energie rinnovabili e idrogeno, e il monitoraggio continuo della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, con particolare attenzione alle aree sensibili come la foce dell’Acquicella e la Scogliera d’Armisi. Il documento si conclude con la disponibilità della CGIL e della FILT Cgil a un confronto costante con l’Autorità portuale.


