Catania e Genova unite dalla memoria: dibattito e gemellaggio per difendere la democrazia, 65 anni dopo il luglio di sangue

Un gemellaggio simbolico tra Catania e Genova, nel nome della memoria e della difesa della democrazia, ha segnato questa mattina l’iniziativa “Luglio di sangue, memoria e libertà – Catania e Genova 1960-2025”, organizzata da CGIL Catania, SPI CGIL e Fillea Cgil, nel Salone “S. Russo” della Camera del Lavoro.

L’evento ha ricordato le vittime della repressione del luglio 1960, tra cui Salvatore Novembre, giovane operaio edile ucciso l’8 luglio a Catania dalla polizia durante una manifestazione pacifica contro il governo Tambroni, e rendere omaggio alla mobilitazione antifascista partita da Genova il 30 giugno dello stesso anno.

Un filo rosso che lega due città, due piazze, due storie diverse ma complementari: Genova, medaglia d’oro alla Resistenza, prima a insorgere contro la deriva autoritaria; Catania, troppo spesso dimenticata, ma teatro di un eccidio che resta ancora una ferita aperta. “Catania non è tra le città che viene citata per quei fatti storici – ha detto Vincenzo Cubito, segretario generale FILLEA CGIL Catania che ha coordinato i lavori  –. Eppure Salvatore Novembre era un giovanissimo operaio edile, ucciso dalla polizia e lasciato morire sul marciapiede. Non lo dimenticheremo mai.” 

Ad aprire i lavori, Carmelo De Caudo, segretario generale CGIL Catania, che ha offerto un quadro preciso e incisivo del contesto storico: “Non siamo qui solo per ricordare, ma per affermare che la memoria è impegno. Il diritto a manifestare non è un privilegio, è un fondamento della Repubblica. La repressione del luglio 1960 fu la risposta brutale a una generazione che difendeva la democrazia contro un governo che cercava l’alleanza con gli eredi del fascismo. Quel corpo insanguinato di Salvatore Novembre, abbandonato sul marciapiede per ore senza soccorso, è il simbolo di un Sud che chiedeva diritti e trovava piombo.”

La segretaria generale dello SPI CGIL Catania, Giuseppina Rotella, ha sottolineato la continuità tra le violenze del passato e le derive democratiche attuali: “Se cambiano le date e i nomi, sembra di rivivere storie recenti. Le conquiste non sono eterne: basta un passo indietro, una legge sbagliata, un governo che teme il dissenso, e tutto può essere rimesso in discussione. La democrazia non è garantita, va difesa ogni giorno.” Rotella ha ricordato i fatti del G8 di Genova del 2001, l’uccisione di Carlo Giuliani, e ha denunciato “l’apatia crescente, la sfiducia verso la politica, la pericolosa tendenza a limitare le libertà costituzionali sotto il pretesto della sicurezza”. 

Il gemellaggio ha assunto un significato ancora più profondo grazie alla partecipazione da remoto del segretario generale CGIL Genova, Igor Magni: “Genova è la città dove i nazisti si arresero ai partigiani senza l’aiuto degli Alleati. Nel 1960, da qui partì la scintilla che incendiò l’Italia. Ma non è solo celebrazione: è riflessione su antifascismo, legalità e diritti, in un momento in cui le destre avanzano ovunque. Sono orgoglioso di questo legame con Catania.” 

Anche Alfio Mannino, segretario generale CGIL Sicilia, ha richiamato il valore dell’eredità storica del luglio ’60: “Allora come oggi, il mondo del lavoro reagì e reagisce ai tentativi di oppressione e alle svolte autoritarie. Il governo attuale prova a soffocare il dissenso e a isolare il sindacato. Ma la Sicilia, ieri come oggi, sarà protagonista della difesa dei diritti.”

Il richiamo alla memoria attiva è stato ribadito da Giovanni Pistorio (FILLEA CGIL Sicilia), che ha definito il ricordo come “orientamento quotidiano nelle scelte” e ha ricordato come la repressione del 1960 colpì giovani e lavoratori che chiedevano giustizia sociale e redistribuzione. 

Mimmo Bellinvia (SPI CGIL Sicilia) ha sottolineato il valore dell’iniziativa come “strumento per informare, coinvolgere, prevenire il ritorno degli errori del passato”. 

L’intervento più emotivamente forte è stato quello di Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai fascisti nel 1943: “Non parliamo di eroi, ma di combattenti per la democrazia. Oggi la Costituzione non è ancora pienamente applicata. Serve più partecipazione, più consapevolezza. Ci sono ancora tante cose da fare.” 

Ha chiuso l’incontro Mattia Gambilonghi, ricercatore della Fondazione Di Vittorio, con un’analisi lucida del rischio di una “democrazia solo formale”, nella quale “il passato fascista, mai completamente rimosso, riemerge in forme nuove e più subdole”: “Ricordare il luglio 1960 significa concepire oggi un antifascismo moderno, – ha detto – che non sia solo negazione, ma costruzione alternativa di società, basata su solidarietà, giustizia e diritti. L’antifascismo deve tornare a essere una cultura generativa.”

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